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Vita della scuola
Settimana bianca: una fatica festosissima ed estremamente proficua
Siamo quasi in 300 tra ragazzi (dalla seconda primaria alla seconda secondaria) , insegnanti e genitori che aiutano. L'organizzazione, dopo tanti anni di esperienza, si potrebbe dire perfetta. Una settimana speciale di integrazione tra ragazzi sordi e udenti, una esperienza validissima per lo sviluppo dell'autonomia personale degli alunni, una occasione formidabile per stabilire relazioni interpersonali significative tra alunni, insegnati e genitori, un vero "Kairos" con tempi significativi per la preghiera e la formazione morale. L'albergo che ci ospita ogni anno, a Piancavallo, è sobrio e modesto, a 200 metri dalle piste di sci, dunque l'ideale per il tipo di esperienza che vogliamo proporre. Sarei tentata di scrivere pagine e pagine per raccontare episodi significativi dell'esperienza a Piancavallo, ma preferisco lasciare la parola a ragazzi, insegnanti e genitori che hanno partecipato alla settimana bianca.
(M. Piera)
La parola ai bambini
La settimana bianca è divertentissima e istruttiva: da quest'anno riesco a fare tutte le curve a sci paralleli, ma ci sono un sacco di attività oltre lo sci. Le insegnanti poi le rendono ancora più particolari aggiungendoci spesso premi bellissimi. Si sta con i compagni per l'intera giornata e forse la cosa più bella è stare insieme imparando a non litigare. Credo che per ogni bambino sia un periodo speciale, la cosa più bella dell'anno scolastico, e che tutti noi siamo molto fortunati nel poter condividere questa esperienza.
(Alessia, IV B)
La parola ai Prof.
La settimana bianca è un'occasione, per noi insegnanti, per familiarizzare con i ragazzi e entrare in relazione con tutti quegli alunni che di solito vediamo a scuola, ma che non conosciamo, perché non sono nostri alunni.
Quei volti che guardiamo ridere, urlare, sfrecciare e correre nei corridoi, finalmente assumono un nome, una storia, li conosciamo, e ci conoscono.
Diverso è l'ambiente: meno formale, più rilassato e familiare, c'è spazio per le battute, per le risate, per la conversazione; i ragazzi ci possono vedere e conoscere in un contesto diverso dall'aula e dalla cattedra (penso alle chiacchiere in seggiovia o nei corridoi dell'albergo, alle partite a bigliardino o ping-pong ecc.).
Da tener presente che diversa è anche la composizione del "corpo educante": ci sono genitori generosissimi, colleghi esperti, maestri e maestre, le suore, il don (anche se quest'anno era malato).
Diversi - e stimolanti - sono i fattori in gioco: ci sentiamo, per una settimana, educatori e genitori (li seguiamo come se fossero a casa) dei nostri ragazzi.
Se l'uomo è un animale sociale - come diceva Seneca - allora l'essere persona è essere delle relazioni, vivere in relazione: la settimana bianca è un periodo che offre l'opportunità di instaurare - con i ragazzi e con gli adulti - una relazione più concreta, quotidiana, sentita, palpabile.
Tutti i fattori in gioco visti sopra si incastrano e permettono di vivere questo rapporto in cui ciascuno si sente più vicino all'altro e meglio disposto all'ascolto dell'altro.
Il ritorno a casa è un ritorno alla normalità e alla vita di tutti i giorni. Nulla, però, è come prima: i fili intrecciati ci permettono di guardarci negli occhi e salutarci con uno spirito diverso.
(Prof. Maurizio Pezzoli, scuola secondaria)
La parola ai genitori accompagnatori
... chi accoglie anche uno solo di questi bambini, in nome mio, accoglie me……..
Da qualche anno ho l'onore e l'onere di accompagnare i bambini della scuola Audiofonetica in quella formidabile avventura che è la Settimana Bianca.
Poche altre esperienze mi hanno fatto vivere una così profonda soddisfazione, dedicare tempo al servizio ed alla guida dei bambini è a dir poco valorizzante.
Vedere visi talvolta tristi, ma per la maggior parte del tempo sorridenti e felici, "smuove" il cuore e l'anima, tutto ciò non può lasciare indifferenti.
La fatica non è poca, molti bambini non sono autosufficienti, vanno aiutati nelle più basilari mansioni quotidiane: dalla sveglia, al momento di dormire. Le mai stanche insegnanti devono avvalersi quindi dell'aiuto, per quanto riguarda l'organizzazione pratica, degli accompagnatori, mamme e papà dediti al buon funzionamento di questa macchina perfetta.
Difficile descrivere ogni passo della giornata, ma a sommi capi vi sono tre grandi momenti; quello dell'attività fisica legata allo sci, il momento della preghiera e della spiritualità e il momento della socializzazione quando, seguendo una suddivisione d'età, si vive un rapporto sincero ed onesto con i propri compagni di classe, momenti in cui la forza di stare insieme con gioia supera i normali egoismi che, purtroppo, la società moderna detta ad esempio.
Un plauso per il buon funzionamento della settimana bianca va fatto in primo luogo alla direzione, che con mesi d'anticipo, basandosi sull'esperienza degli anni precedenti, prepara una serie di direttive, affinché tutto sia irreprensibile.
Un'altra sottolineatura va fatta a tutto il corpo insegnante, il quale si dedica totalmente ai loro allievi con pazienza e sensibilità per tutta la durata della settimana. I docenti, infatti, oltre ad essere educatori, lavorano per essere i sostituti dei genitori.
Come non ricordare in chiusura, che tutto questo non potrebbe avvenire senza il contributo essenziale dell'istituto Canossiano, che una volta in più dimostra come sia importante dedicarsi, attraverso il lavoro dispendioso ma ripagante, a valorizzare l'integrazione tra i bambini.
Grazie Madre Piera per avermi dato lo spazio per esprimere a nome mio e degli altri accompagnatori un sentito grazie per l'esperienza vissuta.
Lo Spirito Canossiano alberga in ognuno di noi.
(Paolo Zammarchi, genitore, accompagnatore)
Da tre anni collaboro con la scuola Audiofonetica partecipando alla ormai consueta settimana bianca in qualità di medico accompagnatore.
Come mamma so che è più felice e facile tenere vicini i propri figli per far loro affrontare il meno possibile difficoltà e disagi. Quando il mio bambino frequentava la I elementare ho deciso, con mio marito, di fare uno sforzo personale e di slegarmi dal ruolo genitoriale e osservare mio figlio con più distacco per capire cosa fosse utile per lui.
Ho pensato allora che, trascorrere una settimana tra i compagni di scuola ed i propri insegnanti facendo attività all'aria aperta, fosse un modo per allentare dolcemente il legame parentale, facendo acquisire ai nostri figli più autonomia e più autostima. Il primo anno, sono rimasta piacevolmente stupita vedendo come questa grande macchina organizzativa funzionasse e ponesse al centro sempre i bisogni dei nostri figli; così gli anni successivi, su richiesta della direzione, ho rinunciato ancora, ma volentieri, ad una settimana di lavoro e di ferie per prendermi cura dei tanti piccoli bisogni di bambini ed adulti.
E' stato senz'altro un impegno, ampiamente ripagato da un grazie, da un sorriso, da un biglietto di ringraziamento o da un piccolo dono da parte di quei dolcissimi bambini che si rivolgono alla mamma-medico, spesso per ritrovare una medicina-coccola che dia loro la carica per ripartire ed affrontare lo sci, gli insegnanti ed i compagni lontano dalle care famiglie.
Ho notato, in questi anni che, per alcuni genitori è sicuramente difficile lasciare anzitempo i propri "cuccioli", gravandosi così di ansie e preoccupazioni che molto spesso i nostri figli non vivrebbero se non fossero trasmesse da noi.
Lo sci, per i più piccoli, è senz'altro un'attività impegnativa e complessa, per molti anche poco piacevole perché faticosa, per alcuni anche inusuale, ma ritengo sia un'occasione per far sperimentare ai nostri figli nuove attività, nuovi ritmi di "lavoro" fisico e psichico che inevitabilmente crescendo dovranno imparare ad affrontare.
E quale occasione migliore se non quella di condividere questo " lavoro" con compagni, insegnanti e genitori ?
All'opera dunque!
E' bello vedere come i nostri figli abituati ad essere sempre seguiti e un po' viziati dall'amore genitoriale si svezzino dolcemente ed in tempi così brevi trovino in sé delle risorse che io mi auguro manterranno nella vita.
(Dott.sa Ornella Gabriotti, genitore, medico accompagnatore)
Sei giorni a Piancavallo, con la scuola Audiofonetica per la settimana bianca. Per me, genitore medico accompagnatore per la prima volta, è stata una esperienza gioiosa e costruttiva.
Confesso che alla vigilia della partenza un po' di emozione e timore mi aveva colto. Avere in custodia più di 200 bambini e pensare che questi sono il tesoro più grande di altrettanti genitori come noi, mi aveva messo in ansia.
Ho subito compreso tuttavia che l'organizzazione dell'Audiofonetica era ormai consolidata da lunga esperienza e che tutti noi avremmo avuto in essa un utile e prezioso ruolo.
La direzione aveva tutto pianificato: incontri prima della partenza (anche tra noi quattro genitori medici che abbiamo approntato la farmacia necessaria) e riunioni quotidiane, la sera, in albergo hanno reso impeccabile l'organizzazione.
La struttura alberghiera (datata e semplice, ma funzionale e pulita) situata in vicinanza delle piste di sci, ha permesso di organizzare i turni dei gruppi con i maestri di sci, con un buon agio di tempo per sistemare i bambini e per pranzare.
Grazie alla buona fortuna il ruolo di medici ci ha impegnato solo per patologie di lieve entità: tosse, mal di pancia, mal di gola, febbricole, episodi di vomito e vescichette da scarpone tra le più frequenti.
Quindi sciroppi, aerosol, tachipirina, pomate e cerotti, un po' come si fa a casa con i nostri figli. Una sola corsa al pronto soccorso per una caduta in pista, più per prudenza che non per stretta necessità.
E' stato costruttivo condividere la gioiosa disponibilità degli accompagnatori che si sono occupati di ogni cosa. Gli sci pronti sulle piste prima della lezione e a sera ricaricati sul furgone.
Scarponi da calzare e da togliere due volte al giorno. Alcuni di loro sanno fare di tutto: sistemare le doghe dei letti, il gancio di uno scarpone o l'attacco di uno sci, l'impianto per il Karaoke e altro ancora. I momenti conviviali (soprattutto notturni) tra noi genitori hanno fatto gemmare preziose amicizie.
E poi… tutti in pista.
Il maestro di sci davanti al gruppo e l'insegnante e un genitore a chiudere la fila. I più piccoli da aiutare a salire sulla seggiovia e magari, per animare lo spirito di gruppo, ad inventare per loro una filastrocca da cantare a squarciagola sciando.
Ho ancora negli occhi e nelle orecchie lo spettacolo della sala da pranzo con il suo allegro brusio, quasi assordante. Un assalto al cibo sempre semplice, ma abbondante e genuino.
Un giro tra i tavoli, tra bambini allegri e ben educati, dove potevo essere preso in giro perché faccio il tifo per una squadra di calcio minore (mi ero inventato la nocerina) o perché proponevo una petizione per una futura vacanza a Pian Cammello, a scivolare su dune di sabbia con sci calzati ad infradito, come ciabatte.
E ancora confesso la mia ammirazione per la disponibilità degli insegnanti che sono riusciti ad essere amici di gioco degli alunni, senza peraltro mai perdere l'autorità necessaria a rendere costruttiva l'esperienza educativa che stavano vivendo.
Per questa esperienza che mi ha riportato giovane e che ha rafforzato in me la convinzione di aver scelto per le mie figlie una scuola eccezionale, ringrazio la direzione dell'Audiofonetica.
(Dott. Roberto Gorla, genitore, medico accompagnatore)